Alla Festa te lu Mieru ci si fa concittadini

Pubblicato Da il luglio 28, 2012 | 0 commenti

FESTA TE LU MIERU

foto – torrevado.info

Èla, li Colaveru. Siempre cullu bicchieri ammanu!”.

(Sandro Modoni)

A Carpignano Salentino, a pochi metri da Palazzo Zaminga, lu mieru (il vino) si festeggia, insieme alla pizzica salentina sin dal 1974. Con una ventina d’anni di anticipo rispetto alla Notte della Taranta. Si festeggia senza sensibile sosta a fine agosto, o meglio, se sosta cì è stata nessuno mai se ne è accorto. La prima sagra nata in Salento è l’ultima a chiudere ogni anno l’estate, bruciarla tra le braci della carne e le fontane di vino, rigorosamente niuru.

L’origine della Festa te lu Mieru risale al 1974, anno in cui la popolazione del paese organizzò una festa in piazza quale sincero ringraziamento ad Eugenio Barba ed ai suoi ragazzi dell’Odin Teatret che avevano passato alcuni mesi a Carpignano. Si celebra ogni anno durante il primo week-end di settembre.  Mesi di sperimentazione, mesi di lavoro di strada, di partecipazione popolare e teatro, di risveglio culturale e di scoperta. Carpignano Salentino fu protagonista e oggetto in quell’anno del lavoro e dell’idea di teatro sociale del grande Eugenio Barba e dei suoi ragazzi che misero in pratica l’idea di un teatro quale “baratto culturale”, scambio con la comunità ospitante sotto forma di performance, di dialogo e nuove aperture tra realtà sicuramente diverse. Al termine dell’esaltante esperienza la popolazione mise quindi in piedi una grande festa popolare che vide i carpignanesi offrire e scambiare con gli ospiti i prodotti della propria terra. Carne di maiale, verdure, ortaggi e soprattutto vino. Lu mieru niuru. Dal 1974 quello scambio non si è mai fermato, non ancora concluso. La Festa te lu mieru è una festa di scambio. Di esperienze e musiche, di tradizioni e balli, sapori ed interessi. Cambio di stagione, di annata, di vacanze, scambio di persona. La Festa te lu mieru si fa riconoscere.

In famiglia usiamo esserci. Per molti anni vi abbiamo passato la serata per poi tornare a Maglie, tra le strade silenziose che ci ospitano dal 1976. Dagli anni ’90 invece, da quando il Palazzo ha la bontà di averci tra le sue mura spesse vi passiamo, vi abbiamo passato con estrema soddisfazione anche le nottate.

Si consiglia, innanzitutto, di arrivare in paese prima della calata del sole. Si consiglia di scendere nella piazza dell’orologio sin dal primo pomeriggio ed attendere con il paese tutto che si faccia avanti l’ondata, che la festa si manifesti.

Nel pomeriggio c’è la cuccagna, la sfida dell’altezza truccata, corretta grasso. La disfida a squadre. Vestiti come peggio possono con le felpe vecchie ed i calzini fuori dai jeans strappati, squadre di tre concorrenti quasi ormai giovani provano la scalata. Ad attenderli leccornie ed in qualche caso, negli anni passati, una gallina passata a miglior schiamazzo, alcuni pacchi regalo. Qualche dono poco noto. Portano con sé gli stracci per ripulire il palo piantato in mezzo alla piazza dal grasso in eccesso alla salita. Si ergono quindi gli uni sugli altri tra le urla, il nome dell’ultimo concorrente in alto scandito dalla piccola folla che mai manca all’appuntamento con le altezze corrette. Pochi ce la fanno a raggiungere la cima. Nessuno abbandona l’impresa, la forza di gravità costretta a darsi un ritegno. I perdenti ampiamente poi, come tradizione recita, irrisi e scherzati dalla folla. Il concorso tra i vinificatori della zona occupa costantemente il secondo palco nella piazza minore, quella del comune e dell’orologio. Le coppe e le medaglie a dare lustro alla produzione locale, al consumo ed al gusto. Al sapore di rivincita sulla vita. Grandi grappoli gonfi d’aria e di sospiri di fine estate appesi lungo tutto il pese.

I motivi, insieme al parcheggio ed alla cuccagna, per giungere in anticipo sulla sera a Carpignano Salentino sono quelli del tempo e dello spazio. Il motivo primo però è quello della cittadinanza. Le due piazze del paese dalla serata fino a notte fonda si fanno colme, piene di vita, musica e sapori. Chi arriva prima, chi non si lascia abbagliare dal mito delle statali, dalle sirene delle volanti e da quelle del tardi arrivare, si trova davanti in primo luogo i carpignanesi.

Chi si fa avanti in anticipo sul tempo può così tornare in qualche modo al ’74. Sul calare del sole ci si trova ad assistere al movimento incessante della popolazione, degli organizzatori e dei commercianti, degli ambulanti, tutti presi dall’euforia, sospinti dalle urla, assetati dall’ultimo sole ed affamati dai primi profumi. All’ora dello scambio in cielo tra divinità diurne e notturne ci si può fare carpignanesi, almeno per qualche ora. Ad attendere la festa ci si fa ospiti attesi ed esperti delle occasioni imperdibili. Ad attendere la festa ci si fa concittadini dei festeggiati. Si possono provare le prime uliate, sfornate un momento prima dal forno a legna della panetteria alle spalle del Palazzo Zaminga, consigliatissime. Si può attendere senza pressa, senza fretta, che la propria costata di maiale sia a cottura, poi tranquillamente scegliere il posto dove sedersi o prendere la via del consumo da strada, consigliatissima anche questa, e quindi assaporare la carne profumata regalandosi nell’andare sorsi freschi di vino rosso. Lu mieru niuru, protagonista principale, attore secondo e comparsa ultima della festa.

Con l’arrivo delle stelle parte la musica. Il palco nella piazza grande spande il verbo della pizzica, della canzone popolare, del tamburello e della chitarra. Le voci, le parole dialettali a fare la strada, tra la folla sentirsi finalmente a casa, in un luogo nel quale per mangiare hai bisogno te la furcina, te lu curtieddhu e te la cucchiara.

Il Palazzo Zaminga si trova al centro della Festa te lu mieru. Le soluzioni alla serata per gli ospiti sono molte, sono varie e per tutti i gusti, ottime per i più socievoli ed adatte ai più riservati. Si può cenare, come detto, in strada, ma si può benissimo anche consumare la cena in terrazza o sul terrazzino in cima le scale dopo aver recuperato il cibo in strada. Farsi avanti alla carne, alla brace, le verdure cotte e quelle crude, le patate, il vino e la birra. Il sedano, li lacci, altro protagonista della serata, e le varie soluzioni da fine pasto.

Amari, crêpes, mustaccioli e dolcezze delle più varie. C’è chi la serata se la prende tutta in un colpo sino a dimenticare, sconsigliatissimo, le chiavi di casa; chi invece ama spizzicare la nottata sino a vederne, consigliatissimo, la fine. L’incedere dell’alba ed i resti della festa, i sopravvissuti ai balli ed al calore delle cose e del vino.

In ogni caso la Festa te lu mieru è l’occasione principe per conoscersi, alla Festa te lu mieru. E per riconoscersi poi l’anno successivo e quello dopo ancora.

Alla Festa te lu mieru ci si fa concittadini dei festeggiati. Uscite dal palazzo con in tasca il passaporto.